Emergenza
“La situazione è sempre molto incerta, il Sud Sudan sta vivendo una enorme svalutazione, il valore del denaro è sempre più basso”. Lo ha detto Chiara Scanagatta, coordinatore dei progetti di Medici con l’Africa Cuamm in Sud Sudan, intervenendo all’incontro organizzato stasera a Roma, in cui si è fatto il punto sulla situazione nel Paese a un anno dallo scoppio dell’emergenza fame. Scanagatta ha presentato l’impegno dell’organizzazione che “sta lavorando in 5 ospedali e 164 strutture sanitarie”. “Collaboriamo con 12 uffici sanitari di contea, ci relazioniamo con 5 ministeri della Sanità, tra Yirol e Rumbek con oltre 1.000 operatori tra locali ed espatriati, senza contare la scuola per ostetriche di Lui e tutto l’intervento a Nyal contro la fame”. La popolazione che beneficia dei servizi di Medici con l’Africa Cuamm è composta da “1.384.000 persone”. “Nel 2017, abbiamo realizzato 377.544 visite ambulatoriali pediatriche, 16.951 parti assistiti e 45.506 prime visite prenatali – ha spiegato -. È una mole di lavoro enorme, ma un passo alla volta, il Cuamm sta facendo la differenza”. L’impegno a Nyal, in particolare, è concentrato su “4 villaggi remoti e molto difficili da raggiungere”. “In questi, un operatore di comunità e una levatrice tradizionale danno una prima assistenza. Le donne ancora partoriscono in casa, per questo abbiamo avviato la costruzione di un posto di soccorso per ciascuno di questi villaggi, una struttura semplice, di fango e legno, dove si potranno trovare farmaci e un primo aiuto, anche per partorire se necessario. È stato poi selezionato il team mobile, con personale più qualificato, che deve portare i farmaci nei villaggi e offrire un’assistenza maggiore, spostandosi con le canoe”.