Seminario
“Non è solo la mente che prega ma il nostro corpo, la preghiera abita tutti i nostri sensi. Aprire le mani prima di aprire la bocca è già pregare, dicevano i padri del deserto”. Lo ha affermato oggi don José Tolentino Mendonça, biblista e teologo, intervenendo al seminario nazionale del settore per la Catechesi delle persone disabili, ad Assisi. “La spiritualità è sapere cogliere l’invisibile nel visibile, l’inudibile nell’udibile, una dimensione altra nella realtà concreta – ha aggiunto -. Tutti i nostri sensi sono coinvolti in questo accogliere la promessa che ci giunge non in un futuro astratto, ma già oggi”. Secondo Tolentino Mendonça, che ha recentemente predicato gli esercizi spirituali per Papa Francesco, “c’è più spiritualità nel nostro corpo che non nella nostra migliore teologia”. “Donne e uomini sono chiamati ad appropriarsi con tutti i loro sensi della vita, che è laboratorio di spiritualità e stupore, che permette di riconoscere la presenza dei passi di Dio”. Bisogna quindi “tornare a vedere il corpo come espressione di un amore divino e incondizionato”. Perché “i nostri corpi sono grammatica di Dio, porta che ci apre verso l’incontro con lui”. Se è vero che “i nostri sensi ci aprono alla presenza di Dio nel mondo”, è pur vero che “ci manca un’educazione dei sensi che ci aiuti a prendercene cura”. “L’eccesso di stimoli sensoriali – ha ammonito – non amplia la capacità di sentire ma la ostacola portando a un’atrofia”. Il teologo ha rivolto poi lo sguardo alle persone con disabilità, che “sono maestri dei sensi, di ciò che significano perché la disabilità è in grande misura una costruzione culturale”. “Sulla teologia dei sensi abbiamo tanto da imparare da loro”.