Politica

Cuba: p. Cela (gesuiti), “impossibile ignorare cambiamenti e aspettative crescenti della popolazione cubana”

Il nuovo presidente di Cuba, Miguel Díaz Canel, già destinato a diventare segretario del Partito unico a partire dal 2021, ha parlato di continuità. Ma essa è declinata in modo ancora vago e non può non tenere conto dei cambiamenti tecnologici e digitali, economici e politici. A una settimana dal cambio al vertice nel Paese caraibico, il gesuita cubano padre Jorge Cela Carvajal, fino allo scorso anno presidente della Cpal (Conferenza dei provinciali gesuiti dell’America Latina), interpellato dal Sir analizza le possibili novità che arriveranno con il nuovo presidente. “Díaz Canel – spiega il religioso – ha molto insistito sulla continuità. E la Costituzione esige la preservazione del sistema socialista. Però non specifica di quale socialismo si tratti. Alcuni chiedono un socialismo più partecipativo, meno capitalismo di Stato; altri chiedono di dirigersi verso un’apertura capitalista, come sembrano indicare non tanto la moltiplicazione, pur con molti ostacoli, delle piccole imprese, ma soprattutto la crescente presenza delle grandi multinazionali capitaliste, non solo in ambito turistico”.

Però, avverte padre Cela, “la continuità non può ignorare l’arrivo inevitabile del mondo digitale, che porta con sé la diversificazione delle fonti di informazione e comunicazione e la connessione al mondo globale”. E neppure può ignorare “la crisi economica, annunciata a causa della situazione del Venezuela, che in questo momento non può essere di aiuto a Cuba”. Ancora, è impossibile non vedere “l’arretramento evidente della proposta socialista in America Latina e la politica più aggressiva portata avanti dagli Stati Uniti”. Infine, impossibile ignorare “alcune aspettative crescenti della popolazione cubana”. Prosegue il gesuita: “E’ stata anche annunciata una revisione della stessa Costituzione. I cambiamenti sono indispensabili e urgenti. E la grande sfida per il nuovo presidente è guidare il cambiamento senza che si produca una rottura dall’interno. Ormai la generazione dei guerriglieri della Sierra Maestra non c’è più. Le nuove generazioni esigono risultati e innovazioni più radicali di quelle che qualcuno è disposto a concedere”.

Il tutto dentro una situazione sociale ed economica non facile: “Alcuni hanno paura della comparsa di gruppi interni con potere economico. Ma il vero problema è nella crescente povertà, che include lo Stato, con la conseguente diminuzione della capacità di mantenere economicamente le grandi conquiste della rivoluzione: educazione e salute. Come mantenere politiche sociali adeguate di fronte all’invecchiamento della popolazione a causa del prolungamento dell’aspettativa di vita, della diminuzione permanente del tasso di natalità e del continuo esodo dei giovani? Come ridonare alle nuove generazioni speranza per il futuro?”. Certo, “Cuba possiede il patrimonio più importante per affrontare queste sfide: il capitale umano, una popolazione con un livello di scolarizzazione più alto di qualsiasi Paese dell’America Latina”. La posta in gioco è quella di “creare le condizioni perché la popolazione possa promuovere cambiamenti senza però entrare nella logica del capitalismo selvaggio, anti-solidale, predatore e corrotto e senza al tempo stesso paralizzarsi per la paura di entrare in un processo di cambiamento visto come una minaccia per gli attuali centri di potere”.