Veglia

Diocesi: mons. Zuppi (Bologna), “una Chiesa senza vera e umana fraternità è condominio di persone che condividono ideali”

“La città degli uomini è come Babele, dove si vive uno accanto all’altro eppure si rimane distanti, incapaci di parlarsi, di stare assieme e aiutarsi come si potrebbe. Non la giudichiamo dal chiuso, non ci perdiamo in essa ma iniziamo a parlare a tutti la lingua di Dio, quella che ogni uomo capisce. Solo l’amore permette di ascoltare e parlare”. Lo ha detto stasera l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, nell’omelia della veglia di Pentecoste che ha presieduto in cattedrale. “Il nostro mondo premia i forti, quelli che si impongono, che rispondono con rapidità – ha aggiunto il presule -, perché ‘ognuno crede di avere il diritto di innalzarsi al di sopra degli altri’”. La via suggerita dal presule non è quella di giudicare. “Quando guardiamo il prossimo senza condannare, senza sentirci superiori, ‘possiamo dare una mano ed evitiamo di sprecare energie in lamenti inutili’”. Poi mons. Zuppi ha indicato “i due movimenti del cuore di ogni cristiano e di tutte le comunità”. Il primo è radunarsi, “vivere quel comandamento di amarsi gli uni gli altri come Lui ha amato”. Il secondo è “andare incontro al prossimo, fino agli estremi confini, come a dire senza frontiere, limiti, dogane che la paura, il pregiudizio, l’abitudine, la pigrizia e le convenienze tracciano”. “Una Chiesa senza vera e umana fraternità diventa un condominio di persone che condividono alcuni ideali, non la famiglia che Dio vuole per gli uomini – ha sottolineato l’arcivescovo -. Una Chiesa che non comunica il Vangelo a tutti si impadronisce dell’amore ricevuto e lo nega a chi non lo conosce. Gesù ci dona il suo amore perché lo doniamo – ha concluso -. Solo così siamo felici: l’amore rimane se lo doniamo. E tanti lo aspettano!”.