#PortidiTerra
“Un primo elemento da tenere presente è che il nostro Occidente, la nostra civiltà, che molti temono che venga inquinata, è nata da contaminazioni, da migrazioni. Da questi giorni di Festival si può uscire con una visione diversa, di accoglienza ragionata, frutto di un progetto politico, che può diventare opportunità, anche economica, per chi arriva e per chi già è qui”. Lo ha detto mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, ieri, concludendo la prima giornata del Festival #PortidiTerra, a Pietrelcina. Alle testimonianze di chi è impegnato nell’accoglienza a quelle degli operatori umanitari attivi nel Medioriente. Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania, ha presentato la situazione in Giordania, al confine con la Siria, dove vi sono 4 milioni e mezzo di profughi “ma noi – ha detto – li chiamiamo ospiti”. “Oggi il sogno che chiediamo a gran voce è la pace, perché nonostante tutti i soldi spesi e tutto l’amore donato non è cambiato niente, in Medio Oriente c’è sempre dolore, guerra, morte. Ma la vita deve offrire la vita. Tutto quello che facciamo è un’opera di Dio ma penso che è il momento giusto per lavorare per la pace”.