Fondazione Centesimus Annus
“Una delle tendenze contemporanee più pericolose per una cultura della solidarietà è l’individualismo, l’auto-idolatria e l’auto-intrappolamento nell’autosufficienza egoistica, che crea voragini tra le persone”. Lo ha detto il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, durante il suo intervento oggi in Vaticano su “un’agenda cristiana comune per il bene comune” in occasione della conferenza per il 25° anniversario della Fondazione Centesimus Annus. Dopo aver osservato come “le parole dominanti di oggi sono ‘me’, ‘me stesso’, ‘mio’, ‘autonomia’, ‘autorealizzazione’ e ‘auto-ammirazione’”, il patriarca ha segnalato come l’individualismo e la soddisfazione di quante più esigenze possibili vadano di pari passo, seguiti dalla “creazione e dall’assicurazione di nuovi bisogni”. “È naturale – ha aggiunto – che questa relazione possessiva con tutte le persone e tutte le cose, così come con il nostro sé, non lasci spazio all’amore e alla solidarietà, alla condivisione e alla comunione”. Bartolomeo ha poi elogiato la Dichiarazione universale dei diritti umani, considerandola come il “filo di Arianna” all’interno del “labirinto del pluralismo contemporaneo”. “Oggi, tuttavia, questa funzione dei diritti umani è contestata dalla comprensione postmoderna del pluralismo”. Alla luce di ciò i cristiani “non possono ignorare questa immensa crisi di solidarietà”, perché “i problemi economici e sociali colpiscono gli esseri umani al centro della loro esistenza e dignità”. E, inoltre, “nessuno può affrontare da solo questi problemi”. “Noi abbiamo bisogno l’uno dell’altro; abbiamo bisogno di un’agenda comune, di una mobilitazione comune, di sforzi comuni e obiettivi comuni – ha concluso il patriarca -. È nostra profonda convinzione che in questo sforzo il contributo delle nostre Chiese rimane cruciale”.