Cantieri

Irrigazione: Anbi, Italia rischia di restituire 600 milioni all’Europa per le lentezze burocratiche

“C’è un fiume di denari stanziati dall’Unione europea e che rischiamo di dover restituire, perché l’apertura dei cantieri per la realizzazione di opere, i cui progetti sono esecutivi e definitivi, è bloccata dalle pastoie burocratiche”. A lanciare l’allarme è stato Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi): “Considerati i tempi tecnici necessari agli adempimenti ed alla realizzazione dei lavori, è forte il pericolo di non riuscire a rispettare la scadenza del 2023 per la rendicontazione come indicato dagli organi comunitari”. A rischio restituzione ci sarebbero circa 300 milioni di euro destinati a interventi per l’irrigazione e per la sistemazione del territorio e poi altri 300 sempre per gli stessi obiettivi per i quali “da mesi è attesa l’uscita dei bandi”. Sempre Anbi ricorda che – come ha spiegato Massimo Gargano, direttore generale dell’Associazione -, “manca ancora una legge nazionale contro l’eccessivo consumo di suolo” che viene indicato come l’altro punto debole dell’assetto agricolo ed idrico del Paese. Prendendo spunto da questa situazione, Anbi ha rilanciato il tema della necessità di un Piano nazionale Invasi che riesca a riordinare il sistema idrico italiano. “Perchè – spiega Vincenzi -, dalla disponibilità irrigua dipende l’84% di quel made in Italy agroalimentare, che rappresenta 40 miliardi di export, componente fondamentale dei 267 miliardi di valore complessivo della produzione agroalimentare, dove trovano occupazione 3.300.000 persone”. Sul rischio di dover restituire i fondi europei, Anbi ha organizzato per la prossima settimana un evento nel quale verranno forniti dati ulteriore sulla situazione.