Pedopornografia

Processo in Vaticano: mons. Capella ammette accuse, “ero in crisi”. Prossima udienza domani

È durata circa due ore e mezza, dalle 15.06 alle 17.38, l’udienza a mons. Carlo Alberto Capella, l’ex funzionario della nunziatura di Washington, arrestato il 7 aprile scorso e rinviato a giudizio dal Tribunale vaticano per il reato di pedopornografia. Durante l’interrogatorio della prima udienza – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi a seguirla – Capella ha ammesso tutte le accuse, come aveva già fatto durante la fase istruttoria, ma ha inquadrato la fattispecie di reato che gli viene contestata (detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, con l’aggravante della grande quantità) nel quadro di “una crisi personale”, scaturita dal suo trasferimento da Roma alla nunziatura di Washington. Il processo a Capella, nella sostanza, si configura come “un processo lampo”, poiché tutto è stato fatto durante l’udienza di oggi: il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Dalla Torre, ha convocato infatti la prossima udienza domani alle 10 e la sentenza è, verosimilmente, attesa a breve. Roberto Borgogno, l’avvocato di fiducia di Capella, ha dichiarato che l’imputato “ha ammesso determinati fatti: quello che vogliamo fare è ridimensionare, riportare alla giusta dimensione i fatti riportati dai media”. Dopo Capella, sono stati ascoltati due testimoni: Gianluca Gauzzi, l’ingegnere informatico della Gendarmeria che ha analizzato il materiale digitale, e il medico psicoterapeuta e psichiatra Tommaso Parisi, che ha ancora in cura l’imputato e gli ha offerto supporto psicologico dopo l’arresto. Il terzo testimone, lo psicologo Luigi Berta, non c’era, ma la sua testimonianza è stata acquisita agli atti. Durante l’interrogatorio, il presidente Dalla Torre ha chiesto a Capella se confermava le sue ammissioni, ricevendo da lui una conferma. Poi l’avvocato Borgogno ha chiesto al suo assistito di illustrare il suo percorso sacerdotale, e Capella ha fatto un lunghissimo intervento ripercorrendo la sua vicenda. 51 anni, nato a Carpi, è stato incardinato da sacerdote nella diocesi di Milano e ha lavorato come viceparroco a Cantù, in un oratorio molto affollato da giovani di tutte le età. Nel 2001 il card. Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano, gli ha chiesto se fosse disposto a entrare nel servizio diplomatico e lui ha accettato “volentieri e con gioia”. Dopo un passaggio nel 2004 alla nunziatura in India e il trasferimento ad Hong Kong nel 2007, nel 2011 è approdato in segreteria di Stato, nella sezione dei rapporti con gli Stati. Il 30 giugno del 2016 gli è stata comunicata la notizia del suo trasferimento alla nunziatura di Washington. “Per rispetto alla gerarchia, per senso del dovere e per non creare problemi, invece di manifestare il mio disagio ho ringraziato per il trasferimento”, ha dichiarato Capella rammaricandosi: “Forse se avessi parlato, il mio disagio interiore si sarebbe ridotto”. Arrivato negli Usa, ha raccontato Capella, “è cominciato il mio conflitto interiore: il senso di vuoto e di inutilità si è così radicato nella mia vita interiore che ha dato origine agli atti compulsivi che si sono poi tradotti in una consultazione impropria di Internet, cosa che fino ad allora non era stata per me mai oggetto di interesse”. “Ho sbagliato a sottovalutare la crisi che attraversavo – ha affermato l’imputato – e a pensare di poterla gestire da solo: ero in un contesto nuovo, non avevo amici né referenti, ho cercato di far fronte con rimedi spirituali per non far pesare il mio stato d’animo in nunziatura”. “Questo genere di morbosità non ha mai caratterizzato la mia vita sacerdotale, né tantomeno le relazioni con i ragazzi”, ha precisato Capella rispondendo alle domande del promotore di giustizia sul motivo di un interesse così esplicito sulla rete. Capella ha risposto di essersi iscritto nell’aprile del 2016 ad un’applicazione “Thumblr” per “vari interessi” – “mi piacevano gli animali e le loro buffe espressioni”, ha dichiarato – e che poi, attraverso una chat privata, da singolo a singolo, i suoi interessi sono sfociati “in una ricerca inappropriata di immagini”. “Il genere letterario di queste chat è assolutamente triviale”, ha detto Capella: “I dialoghi nascono e muoiono nel giro di poche e volgari battute. A distanza di tempo ne rilevo la ripugnanza”. L’oggetto degli scambi sulla chat che fa riferimento al social – ha spiegato Gauzzi nella sua testimonianza – sono foto, disegni e video, o tracce di essi, che mostrano “rapporti di congiunzione carnale di ogni tipo tra adulti e bambini prepubescenti”, tra i 13 e i 17 anni. Tra i video, anche quello di “un bambino molto piccolo in atti espliciti”. Quelli trovati dagli esperti informatici, tra Roma e gli Usa, nei vari dispositivi digitali appartenenti a Capella sono tra i 40 e i 55. Tra di essi, anche i cosiddetti “shotacon”, fumetti simili ai manga giapponesi con scene di “affetto”, ma anche di congiunzione carnale, tra adulti e minorenni. “Non si trovano facilmente nella rete”, il commento dell’esperto a proposito dello scambio bi-direzionale, con invio e richieste di invio, da singolo a singolo, del materiale pedopornografico in questione. Il medico Parisi, nella sua testimonianza, ha dichiarato di aver conosciuto l’imputato all’inizio dell’ottobre 2017, dopo essere stato contattato dai suoi superiori. Per prima cosa gli ha prescritto un farmaco ansiolitico per il sonno, poi gli ha proposto un programma terapeutico bisettimanale. “Il nostro lavoro continua tuttora”, ha dichiarato: “È sempre più collaborativo e desideroso di conoscere di più se stesso, di incontrarsi con le sue emozioni, i suoi sentimenti, per armonizzare meglio la sua personalità; come persona, come uomo ma anche in sintonia con il suo ruolo ecclesiastico. Ci sono stati momenti difficili durante il percorso, ma ha sempre sostenuto il desiderio di migliorare. È un percorso aperto”.