Occupazione
“Non credo che ci sarà un effetto enorme né in positivo né in negativo” sulle assunzioni. “Quando si pongono dei vincoli però è normale aspettarsi una contrazione, detto questo non vedo questo decreto come un disastro nazionale”. Lo afferma Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici dell’Università Cattolica, in un’intervista pubblicata oggi da Avvenire nella quale commenta il “Decreto dignità” approvato dal governo Conte. Ricordando che “l’occupazione non si crea per decreto”, l’economista sottolinea che “bisogna far crescere l’economia del Paese con un mix di misure. Vale a dire la riduzione della burocrazia, la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, la riduzione dei tempi della giustizia civile”. “Ma anche una scuola pubblica più efficiente e soprattutto una riduzione del debito pubblico”, aggiunge. Sulla questione degli 8mila contratti in meno stimati dall’Istat con l’entrata in vigore del decreto, Cottarelli parla di “una stima che non è stata fatta in modo scientifico”. “Il presidente dell’Inps Tito Boeri – spiega – ha parlato di 80mila contratti a termine con durata superiore ai 24 mesi. Di questi un 10% potrebbe non essere rinnovato con le nuove regole. Il punto è che questo numero non è stato inserito all’ultimo momento come sostiene il M5S, ma evidentemente qualcuno non aveva letto la relazione tecnica”. E sulla polemica che ne è seguita, l’economista si sofferma su “un problema più generale”, quello dell’“indipendenza dei tecnici”. “Il loro parere sull’effetto e sul costo di ogni provvedimento – ammonisce – va accettato anche se non va nella direzione che ci si aspettava. Va tutelata la loro indipendenza, bisogna stare molto attenti a non superare il limite, altrimenti si perde credibilità”.
Secondo Cottarelli, poi, “il nostro Paese deve crescere di più e in maniera più stabile. Solo così si creano le condizioni per creare più occupazione”. E poiché “la nostra economia è basata sulle esportazioni”, per l’economista “dobbiamo riuscire a sottrarre una quota di mercato ai nostri principali concorrenti, a partire dalla Germania”. Infine, “una riforma delle pensioni – afferma Cottarelli – renderebbe ancora più precario lo stato dell’economia italiana. Aumentare il deficit pubblico per pagare più pensioni è una strategia pericolosa”.