Libri
Tre criteri ermeneutici. Sono quelli indicati da mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca e autore del volume “Ha scritto ‘t’amo’ sulla roccia” (ed. San Paolo 2018) dedicato a don Tonino Bello, per riconsiderarne la vicenda umana “in modo critico – scrive il presule nell’introduzione dell’opera -, lasciando inalterata l’ammirazione per una vita spesa a lode di Dio e a servizio dell’uomo, ma evitando riflessioni dettate solo dall’emozione”. Il primo è il “criterio di continuità e di sviluppo” che “chiede di tener conto del contesto storico-geografico del Basso Salento” perché “senza la conoscenza delle sue radici e del suo ambiente di provenienza, non è possibile comprendere in modo adeguato il suo magistero episcopale”. Il secondo criterio ermeneutico sottolinea “l’aderenza alla storia”. Don Tonino “imparava dalla vita, non solo dai libri. Si lasciava illuminare dagli avvenimenti e dai fatti”. ll terzo criterio, evidenzia ancora mons. Angiuli, si riferisce alla “circolarità e all’interdipendenza tra i suoi gesti e le sue parole” e “tra il suo cammino spirituale e la sua azione pastorale”. “Le parole illuminano i gesti e questi danno sostanza alle parole”. Ma “ciò che si vede all’esterno – avverte il presule – è la sola parte percettibile. All’interno, vi è un roveto ardente che muove il pensiero e l’azione: un roveto di cui si intuisce l’esistenza, ma non si può dar conto, in modo esaustivo, di cosa contiene e come agisce, perché è troppo personale, in quanto realtà viva di una dimensione esperienziale che non è trasmissibile”. “Di giorno tra le strade degli uomini, di notte in cappella, a colloquio con Dio. Le parole pronunciate al di fuori, sono un’eco del dialogo avvenuto nella tenda”, come per Mosè. “Ma solo un’eco. Il resto – conclude Angiuli – rimane avvolto nel mistero”.