Televisione
“Siamo dell’idea che la Rai così com’è oggi rischia di durare poco e dunque va cambiata profondamente. Siamo convinti che il problema della qualità della comunicazione sia oggi centrale, perché è in gioco la sopravvivenza della democrazia in una società pacifica e in sviluppo. Di conseguenza, far funzionare correttamente un servizio pubblico della comunicazione è oggi più che mai essenziale. La Rai dovrebbe essere un punto di partenza, non di arrivo”. Lo ha affermato Andrea Melodia, già presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), consigliere d’amministrazione di Rete Blu spa e membro del consiglio esecutivo del Copercom, nel corso di un confronto ieri con i candidati al cda Rai promosso da Ucsi, AdpRai (Associazione dei dirigenti pensionati Rai) e Infocivica – Gruppo di Amalfi. Melodia ha sottolineato che dalla Rai “vogliamo anzitutto che smetta di vivere alla giornata, e che una dirigenza autonoma e capace, capace di dialogare con la politica senza sudditanza, le ridia lo slancio necessario”. Inoltre, è necessario “che si renda conto delle sue responsabilità, ricostruendo la cultura aziendale del servizio pubblico. Avendo in ogni attività produttiva, come obbiettivo essenziale, l’utilità sociale: cultura per tutti, corretta informazione, valori condivisi”. E “che si apra ai giovani e ai nuovi media, aiutando soprattutto loro a costruire una responsabilità sociale nell’uso dei media”. “Il cittadino utente – ha proseguito Melodia – deve essere servito ovunque si trovi, con qualsiasi tecnologia, su qualsiasi device. E un servizio pubblico della comunicazione deve avere un ruolo significativo e trasparente nella produzione e nel controllo degli algoritmi”. Evidenziando che “la Rai non deve combattere la concorrenza, ma mettersi al centro di un percorso virtuoso di valorizzazione dei media di qualità”, Melodia ha affermato che “bisogna sgomberare il campo da sciocchezze tipo ‘privatizzazione’ o ‘vendita di pezzi’”. “Occorre smetterla di distinguere tra ‘ciò che educa’ e ciò che è ‘commerciale’”, ha ammonito, rilevando che “la Rai servizio pubblico deve ‘educare’ anche nell’intrattenimento, altrimenti tanto vale chiuderla”.