Lutto
“Ci stanno accompagnando le lacrime e la domanda sul perché. Anche a Dio chiediamo perché non ti ha salvato. Avevamo pregato tutti gli angeli del Cielo che ti custodissero nella tua spedizione nel Karakorum”. Ha iniziato così mons. Aldo Giordano, nunzio apostolico in Venezuela, l’omelia per i funerali del Caporal maggiore scelto Maurizio Giordano, l’alpinista morto in Pakistan l’11 luglio scorso durante l’ascensione del Monte Gasherbrum IV. Nella cattedrale di Cuneo gremita, mons. Giordano, zio di Maurizio, ha condiviso come “in questi giorni tante volte ci siamo ripetuti nella nostra famiglia che ci sentiamo ai piedi della croce” e come si comprenda “in modo nuovo come solo Maria possa veramente capire il dolore di una madre e di un padre che vedono morire il figlio. I ‘perché?’ che abbiamo in cuore in questo momento si trovano tutti dentro al ‘Perché?’ gridato dal Cristo sulla croce”. “Tu, Maurizio”, ha continuato mons. Giordano, rivolgendosi direttamente al nipote, “sei stato un grande regalo del Padre per noi”; “chi ti ha incontrato non ha potuto non volerti bene”.
Parlando della passione del giovane alpino per la montagna, mons. Giordano ha detto: “Non ti sei accontentato di vivere nella valle, ma hai seguito i tuoi sogni. Hai sfidato te stesso. Sei andato sui limiti per nuove esperienze e nuove bellezze, ma sono sicuro che tu scalavi le pareti, le vette e le cascate, in ricerca dell’oltre, del trascendente, dell’assoluto, di Dio. Il tuo scalare era una ricerca di Dio e la ricerca di Dio spiega ogni rischio, perché solo Lui è quella verità, quell’amore, quella bellezza che cercava il tuo cuore”. “La voglia di vivere, la simpatia e il sorriso, gli scherzi e la bontà”, sono stati i tratti di questo giovane 32enne, che era anche “pensoso, in ricerca della verità della vita”, “umile e semplice”. “Mai hai voluto vantarti di ciò che facevi; dalle tue parole tutto sembrava del tutto normale. Solo ora veniamo a sapere di tue imprese alpine straordinarie”. Come straordinaria doveva essere la ripetizione della via aperta da Bonatti e Mauri nel 1958. A esprimere il cordoglio e l’affetto presenti anche il vescovo ordinario militare d’Italia, mons. Santo Marcianò, vescovi e sacerdoti, il sindaco e numerose autorità civili accanto al Capo di Stato maggiore dell’esercito Salvatore Farina, le più alte cariche delle Truppe Alpine, gli ufficiali e i colleghi del Centro di Addestramento Alpino di Aosta.