Agroalimentare
Con il falso parmigiano che nel mondo supera quello vero è importante l’arrivo di nuove tecnologie che consentano di smascherare le imitazioni a vantaggio dei consumatori e delle aziende e dei lavoratori italiani impegnati a garantire l’offerta dei formaggi italiani più venduti nel mondo. Lo sostiene Coldiretti in relazione al nuovo sistema messo a punto da un pool di ricercatori di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica che smaschera i falsi prodotti all’estero grazie alla speciale impronta chimica generata da materia prima, lavorazioni e stagionatura dei veri parmigiano e grana padano. Sul mercato europeo ed in Italia sono arrivati i cosiddetti similgrana di bassa qualità spesso venduti con nomi di fantasia che fanno concorrenza sleale ai prodotti originali e spesso ingannano i consumatori sulla reale origine che è prevalentemente di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia e Lettonia. Grandi produttori di “fake” – spiega Coldiretti – sono gli Stati Uniti mentre preoccupano gli effetti dei trattati di libero scambio che l’Unione europea sta negoziando o ha già siglato a partire da quello con il Canada (Ceta) che per la prima volta ha legittimato il falso parmigiano reggiano che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato con la traduzione di parmesan. “Il risultato – riferisce Coldiretti – è che nei primi tre mesi del 2018 nel Paese dell’Acero sono stati prodotti ben 3 milioni di chili di falso parmigiano reggiano” mentre “le esportazioni dell’originale italiano in quel paese sono crollate del 10% in valore e del 6% in quantità rispetto all’anno precedente”. Un precedente pericoloso che, conclude Coldiretti, “è stato riproposto negli altri accordi da quello con il Giappone a quello con il Messico fino al negoziato in corso con i Paesi del Mercosur che sono grandi produttori di formaggi italiani taroccati”.