Mediterraneo
“Siamo d’accordo sul chiedere che la solidarietà e l’accoglienza dei migranti sia condivisa da tutti i Paesi europei. Ma questo per noi viene dopo. Non ci interessano i giochi politici, torniamo in mare perché c’è un bisogno umanitario di salvare vite umane. Ci sono stati 1.100 morti dall’inizio dell’anno, di cui due terzi da quando non ci siamo noi”. Così Claudia Lodesani, presidente di Medici senza frontiere Italia, presente a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranée che ieri è partita da Marsiglia per tornare nel Mediterraneo centrale, ha spiegato oggi in conferenza stampa a Roma l’imperativo umanitario che per loro viene prima di ogni altro considerazione politica. Lodesani ha svelato che Msf ha chiesto ad inizio giugno, “come da prassi con tutti i governi dove operiamo, un incontro con il ministro dell’interno Matteo Salvini che però non ci è stato accordato. Abbiamo però incontrato il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico”. Lodesani ha ribadito che “la Libia non è un porto sicuro perché le condizioni nei centri sono disumane” e ha raccontato le condizioni dei pazienti che curano: “ci sono persone torturate perfino con graffette e chiodi, sono tutti denutriti, disidrati e con ustioni”. Invece, “dall’inizio dell’anno ad oggi oltre 10.000 persone sono state riportate in Libia”. Msf chiede all’Europa, prima di tutto, “vie legali e sicure d’ingresso” ma anche “un intervento europeo nella zona Sar (Search & Rescue), perché le navi che ci sono ora nel Mediterraneo non sono sufficienti a dare una risposta adeguata al bisogno umanitario attuale”.