Crisi

Nicaragua: risoluzione Oea per Commissione speciale. Il card. Brenes smentisce contatti col Governo per ripresa del Dialogo nazionale

Una Commissione speciale, composta da esponenti di diversi Paesi, che avrà il compito di affiancarsi al Dialogo nazionale e di cercare soluzioni pacifiche alla crisi in Nicaragua. Questa la decisione principale prevista dalla risoluzione approvata ieri dall’Organizzazione degli Stati americani (Oea). La Commissione è stata proposta da Stati Uniti, Argentina, Cile, Messico, Brasile, Colombia, Perù e Canada. La decisione è stata approvata con il voto a favore di 20 Paesi e con quello contrario di Bolivia, Venezuela, San Vicente y las Grenadinas e dello stesso Nicaragua.
Se il Governo di Ortega dovesse opporsi all’ingresso della Commissione nel Paese, scatteranno pesanti sanzioni. Sono passati 48 giorni dall’ultima convocazione del tavolo del Dialogo nazionale e proprio ieri il presidente della Conferenza episcopale nicaraguense, il cardinale Leopoldo Brenes, ha smentito di avere avuto contatti con il Governo negli ultimi giorni, in vista della ripresa del Dialogo. I vescovi, inizialmente incaricati di svolgere il ruolo di mediatori e testimoni, attendono un passo ufficiale proprio da parte del Governo.
Intanto la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) ha reso noto un nuovo report sulle violenze di questi mesi. Secondo la Cidh a partire dal 18 aprile hanno perso la vita almeno317 persone, fra cui 23 minori e 21 poliziotti. Un bilancio che appare inferiore a quello diffuso la scorsa settimana dall’Associazione nicaraguense per i diritti umani (448 vittime), ma decisamente superiore alle 195 vittime riconosciute dal presidente Daniel Ortega. La “triste contabilità” è del resto aggiornata al 19 luglio e nei giorni successivi la repressione governativa si è intensificata, come riconosce la stessa Cidh. L’organizzazione denuncia la brutale repressione e la detenzione forzata e arbitraria di numerose persone, tra cui minori. Il report cita il caso di due adolescenti di Masaya, di 14 e 15 anni, che nel trasporto al carcere del Chipote di Managua sarebbero stati torturati, uno dei quali con bruciature di sigaretta.