Verità
“Vigilare affinché il nostro modo di pensare e di agire non sia inquinato dalla mentalità mondana”, quindi da “vanità, avarizia, superbia, senza però isolarsi e chiudersi alla realtà”. Lo ha detto Papa Francesco ieri all’Angelus, in piazza San Pietro. “Un uomo, una donna, che vive nella vanità, nell’avarizia, nella superbia e nello stesso tempo crede e si fa vedere come religioso e addirittura arriva a condannare gli altri, è un ipocrita”, ha sottolineato il Papa. Richiamando l’obiezione degli scribi e dei farisei a Cristo, per “colpire l’attendibilità e l’autorevolezza di Gesù come Maestro”, Francesco ha evidenziato come nei confronti dei “maestri della religione” Gesù usi l’aggettivo “ipocrita”: la “posta in gioco” è infatti “la verità del rapporto tra l’uomo e Dio, l’autenticità della vita religiosa”. “L’ipocrita è un bugiardo, non è autentico. Anche oggi il Signore ci invita a fuggire questo pericolo di dare più importanza alla forma che alla sostanza. Ci chiama a riconoscere, sempre di nuovo, quello che è il vero centro dell’esperienza di fede, cioè l’amore di Dio e l’amore del prossimo, purificandola dall’ipocrisia del legalismo e del ritualismo”. Riferendosi a come dev’essere la vera religione, il Papa ha esortato a “visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze” e a “non lasciarsi contaminare da questo mondo”.“Visitare gli orfani e le vedove significa praticare la carità verso il prossimo a partire dalle persone più bisognose, più fragili, più ai margini. Sono le persone delle quali Dio si prende cura in modo speciale, e chiede a noi di fare altrettanto”.