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“Un’ora tremenda che segnò per sempre non solo la storia di questo Paese, ma il volto dell’umanità”. Così il Papa, durante l’incontro al Memoriale della pace di Hiroshima, ha definito il tragico momento dello scoppio della bomba atomica, l’8 agosto del 1945. “Faccio memoria qui di tutte le vittime – ha proseguito Francesco – e mi inchino davanti alla forza e alla dignità di coloro che, essendo sopravvissuti a quei primi momenti, hanno sopportato nei propri corpi per molti anni le sofferenze più acute e, nelle loro menti, i germi della morte che hanno continuato a consumare la loro energia vitale”. “Dio di misericordia e Signore della storia, a te leviamo i nostri occhi da questo luogo, crocevia di morte e di vita, di sconfitta e di rinascita, di sofferenza e di pietà”, ha esordito il Papa, che prima del suo discorso ha salutato 20 leader religiosi e i sopravvissuti presenti, due dei quali gli hanno offerto un omaggio floreale che ha deposto davanti al Memoriale. L’Ambasciatore della Pace gli ha offerto una candela, poi il suono della campana e un momento di preghiera silenziosa, prima di lasciare la parola a due sopravvissuti: “Qui, di tanti uomini e donne, dei loro sogni e speranze, in mezzo a un bagliore di folgore e fuoco, non è rimasto altro che ombra e silenzio. Appena un istante, tutto venne divorato da un buco nero di distruzione e morte. Da quell’abisso di silenzio, ancora oggi si continua ad ascoltare il forte grido di coloro che non sono più. Provenivano da luoghi diversi, avevano nomi diversi, alcuni di loro parlavano diverse lingue. Sono rimasti tutti uniti da uno stesso destino”. “Ho sentito il dovere di venire in questo luogo come pellegrino di pace, per rimanere in preghiera, ricordando le vittime innocenti di tanta violenza, portando nel cuore anche le suppliche e le aspirazioni degli uomini e delle donne del nostro tempo, specialmente dei giovani, che desiderano la pace, lavorano per la pace, si sacrificano per la pace”, ha spiegato il Papa: “Sono venuto in questo luogo pieno di memoria e di futuro portando con me il grido dei poveri, che sono sempre le vittime più indifese dell’odio e dei conflitti. Desidererei umilmente essere la voce di coloro la cui voce non viene ascoltata e che guardano con inquietudine e con angoscia le crescenti tensioni che attraversano il nostro tempo, le inaccettabili disuguaglianze e ingiustizie che minacciano la convivenza umana, la grave incapacità di aver cura della nostra casa comune, il ricorso continuo e spasmodico alle armi, come se queste potessero garantire un futuro di pace”.