Viaggi apostolici

Papa in Giappone: messa a Nagasaki, “non rassegnarci davanti al male e ai mali”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Se la nostra missione come discepoli missionari è di essere testimoni e araldi di ciò che verrà, essa non ci permette di rassegnarci davanti al male e ai mali, ma ci spinge a essere lievito del suo Regno dovunque siamo: in famiglia, al lavoro, nella società; essere una piccola apertura in cui lo Spirito continua a soffiare speranza tra i popoli”. È l’invito del Papa, che nell’omelia della messa celebrata a Nagasaki ha esortato i cattolici giapponesi – lo 0,42% della popolazione – a vivere la propria fede “accanto all’indifferenza che circonda e fa tacere tante volte i nostri malati e disabili, anziani e abbandonati, rifugiati e lavoratori stranieri”. “Sul Calvario, molte voci tacevano, tante altre deridevano; solo quella del ladrone seppe alzarsi e difendere l’innocente sofferente: una coraggiosa professione di fede”, ha sottolineato Francesco: “Spetta ad ognuno di noi la decisione di tacere, di deridere o di profetizzare”. “Nagasaki – ha concluso il Papa – porta nella propria anima una ferita difficile da guarire, segno della sofferenza inspiegabile di tanti innocenti; vittime colpite dalle guerre di ieri ma che ancora oggi soffrono per questa terza guerra mondiale a pezzi. Alziamo qui le nostre voci, in una preghiera comune per tutti coloro che oggi stanno patendo nella loro carne questo peccato che grida in cielo, e perché siano sempre di più quelli che, come il buon ladrone, sono capaci di non tacere né deridere, ma di profetizzare con la propria voce un regno di verità e di giustizia, di santità e di grazia, di amore e di pace”. Al termine della messa il Santo Padre si è trasferito in auto all’aeroporto di Nagasaki alla volta di Hiroshima.