Viaggi apostolici
“Non possiamo mai stancarci di lavorare e di insistere senza indugi a sostegno dei principali strumenti giuridici internazionali di disarmo e non proliferazione nucleare, compreso il Trattato sul divieto delle armi nucleari”. È l’appello del Papa, che nel messaggio letto all’Atomic Bomb Hypocenter Park di Nagasaki ha rilanciato l’appello rivolto nel luglio scorso dai vescovi del Giappone per l’abolizione delle armi nucleari. “In ogni mese di agosto la Chiesa giapponese celebra un incontro di preghiera di dieci giorni per la pace”, ha ricordato Francesco: “Possano la preghiera, la ricerca instancabile per la promozione di accordi, l’insistenza sul dialogo essere le ‘armi’ in cui riponiamo la nostra fiducia e anche la fonte di ispirazione degli sforzi per costruire un mondo di giustizia e solidarietà che fornisca reali garanzie per la pace”. “Nella convinzione che un mondo senza armi nucleari è possibile e necessario – l’appello del Papa – chiedo ai leader politici di non dimenticare che queste non ci difendono dalle minacce alla sicurezza nazionale e internazionale del nostro tempo”. “Occorre considerare l’impatto catastrofico del loro uso dal punto di vista umanitario e ambientale, rinunciando a rafforzare un clima di paura, diffidenza e ostilità, fomentato dalle dottrine nucleari”, la direzione di marcia indicata da Francesco, a partire dalla consapevolezza che “lo stato attuale del nostro pianeta richiede, a sua volta, una seria riflessione su come tutte queste risorse potrebbero essere utilizzate, con riferimento alla complessa e difficile attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e quindi raggiungere obiettivi come lo sviluppo umano integrale”. “È quanto già suggerì, nel 1964, il Papa San Paolo VI, quando propose di aiutare i più diseredati attraverso un Fondo Mondiale, alimentato con una parte delle spese militari”, ha fatto notare il Papa, secondo il quale “risulta cruciale creare strumenti che garantiscano la fiducia e lo sviluppo reciproco e poter contare su leader che siano all’altezza delle circostanze. Compito che, a sua volta, ci coinvolge e ci interpella tutti”.
“Nessuno può essere indifferente davanti al dolore di milioni di uomini e donne che ancor oggi continua a colpire le nostre coscienze; nessuno può essere sordo al grido del fratello che chiama dalla sua ferita; nessuno può essere cieco davanti alle rovine di una cultura incapace di dialogare”, il monito di Francesco: “Vi chiedo di unirci in preghiera ogni giorno per la conversione delle coscienze e per il trionfo di una cultura della vita, della riconciliazione e della fraternità”, l’invito: “Una fraternità che sappia riconoscere e garantire le differenze nella ricerca di un destino comune”. Come quella vissuta e testimoniata da San Francesco d’Assisi, ha concluso il Papa pregando con le parole del santo: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace: dov’è odio, ch’io porti l’amore; dov’è offesa, ch’io porti il perdono; dov’è dubbio, ch’io porti la fede; dov’è disperazione, ch’io porti la speranza; dove sono le tenebre, ch’io porti la luce; dov’è tristezza, ch’io porti la gioia. In questo luogo di memoria, che ci impressiona e non può lasciarci indifferenti, è ancora più significativo confidare in Dio, perché ci insegni ad essere strumenti efficaci di pace e a lavorare per non commettere gli stessi errori del passato”. “Che voi e le vostre famiglie, e l’intera Nazione, possiate sperimentare le benedizioni della prosperità e dell’armonia sociale!”, l’augurio per il Giappone.