Udienza
“In questo momento, nell’umanità, dove ci sono tante guerre, noi stiamo vivendo una cultura della morte o una cultura del silenzio, che è un ignorare le cose che passano, e questa è morte, non è vita, o una cultura dell’indifferenza”. Così Papa Francesco, stamani, rispondendo a braccio alle domande degli studenti dell’Istituto vescovile Gregorio Barbarigo di Padova, ricevuti in aula Paolo VI. Rivolgendosi ad Aldo, studente del secondo anno di scuola superiore, il Papa ha ribadito l’importanza di confrontarsi con le “grandi domande della vita”. Contro questa “cultura della morte o del silenzio”, l’invito del pontefice ad assumere “problemi della vita reale”. “Questa concretezza, che passa anche nel chiedersi ‘quanti bambini all’anno muoiono di fame nelle zone di guerra’ – ha aggiunto il Papa -, si può acquisire con le tre dimensioni dell’educazione: il linguaggio della testa, cioè il linguaggio delle idee e dell’intelletto; il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani. Pensare, sentire e fare. Questo ci fa crescere. È un’armonia di tre linguaggi”. Poi, Francesco ha evidenziato l’importanza per un giovane della “capacità di interrogarsi”. Nelle parole del Papa, l’importanza del lavoro. A questo proposito ha raccontato alcuni ricordi di infanzia, come il lavoro svolto durante le vacanze estive, quando aveva tredici anni, su suggerimento del padre. “Pulivo in una fabbrica le officine. Il lavoro concreto a me ha fatto bene, mi ha aperto gli occhi”.