Crisi
Non sono durati neppure ventiquattr’ore gli impegni presi dal Governo di Daniel Ortega di ripristinare le libertà democratiche di esprimere la propria opinione e di manifestare pacificamente. Sabato, il giorno successivo all’accordo in diciotto punti tra Governo e opposizione dell’Alleanza Civica, una manifestazione convocata dall’Unità nazionale biancoazzurra (Unab) è stata repressa violentemente dagli uomini del regime. Sette persone sono state fermate e i giornalisti che stavano seguendo l’evento sono stati privati dei loro attrezzi di lavoro, insultati e in qualche caso picchiati.
L’arcivescovo di Managua, il cardinale Leopoldo José Brenes, che è anche presidente della Conferenza episcopale nicaraguense, in una breve nota diffusa nella serata di sabato, “condanna i fatti violenti realizzati nel pomeriggio di sabato, nei quali sono stati arrestati vari cittadini. Chiediamo ai nostri fedeli e alle comunità parrocchiali di intensificare i momenti di preghiera chiedendo a Dio la pace in Nicaragua”.
https://twitter.com/arquimanagua/status/1112174408397979649
Nella sua omelia domenicale il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio José Báez, avvertendo che il Paese resta “al bordo di una sperale di violenza”, ha invitato i nicaraguensi a “non lasciarsi provocare e a non cadere nella tentazione di farsi giustizia con le proprie mani”. Il presule, in merito al dialogo in corso, ha detto: “Gli accordi sono sulla carta e non hanno vita, quello che dobbiamo fare è dare loro vita e applicare quanto è stato accordato”. E ha espresso l’esigenza di un accordo “autentico e onesto”.
Qualche ora prima il vescovo ausiliare aveva preso posizione sui fatti di sabato con un tweet scritto anche in italiano.
https://twitter.com/silviojbaez/status/1112249992830509057