Santuario N. S. della Guardia
“Nella confusione diffusa di oggi, dove sembra che ognuno sia norma a se stesso e che abbia una propria verità da seguire, dove la coscienza – parola grande e sacra – è ridotta alle opinioni o alle emozioni soggettive, c’è tanto più bisogno di una fede devota”. Lo ha sostenuto, stasera, il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nella messa della vigilia della solennità di Nostra Signora della Guardia, nell’omonimo santuario. “La devozione – ha spiegato – è prendersi cura di qualcuno con affetto, è premurosa, si esprime in gesti piccoli, semplici e frequenti, che sono come delle continue scintille che nascono dalla fede e che la alimentano: dona calore al cuore e alla vita. Una fede creduta è vera, una fede devota è anche calda. Si può conoscere molto della fede – ed è giusto – ma in modo astratto, intellettuale, nozionistico: è necessario che la fede conosciuta diventi anche ‘sapientia cordis’, cioè piena di sapore”.
Di qui l’inito: “Non abbiate paura di apparire semplicisti o infantili; non temete la derisione del mondo; non temete la cura dei piccoli segni come le immagini religiose nelle vostre case, il segno della croce quando entrate in chiesa, quando vi alzate al mattino e quando vi coricate alla sera. Non abbiate vergogna di fare la genuflessione davanti alla divina Eucaristia, di chinare la testa dinnanzi al Mistero. Non disdegnate la preghiera del rosario – carissima alla Santa Vergine -, il ‘Ti adoro mio Dio’ all’inizio della giornata, l’uso delle giaculatorie – piccole frecce che bucano il cielo -; cercate il dono della direzione spirituale dai vostri sacerdoti, le piccole rinunce offerte a Maria per migliorare voi stessi, per il bene spirituale di altri, perché tutti possano incontrare Dio: voi lo sapete, non c’è amore senza sacrificio”.
Un’esortazione ai giovani: “Capita che, per tornare all’essenziale della fede, si inaridisca la fede; con la scusa di togliere gli orpelli si scarnifica la religione e non si rispetta l’umanità dell’uomo: egli ha bisogno – anche per vivere l’invisibile – di segni visibili. E non dimenticate che la maturità della fede – quando siamo maturi? – ha bisogno sia della grandezza come il Vangelo, i sacramenti, la comunità, il servizio… sia della piccolezza dei segni e delle espressioni, come quella del bambino che corre e poi si gira per vedere la mamma in uno sguardo di fiducia e di amore, di affidamento e di obbedienza”. “In ogni persona adulta – ha concluso – continua a vivere il bambino che siamo stati: e questo è bello e ci aiuta a non avere paura; ci aiuta a vivere con Dio, con la Vergine, i Santi, con gli altri”.