Ricostruzione

Terremoto Centro Italia, un anno dopo: mons. Seccia (Teramo-Atri) “la speranza cammina con le gambe degli uomini”

foto SIR/Marco Calvarese

“Non dobbiamo mai perdere la speranza”: lo continua a ripetere senza mai stancarsi dal terremoto del 2009 mons. Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri, che ora, ad un anno dal sisma del 2016 che ha ulteriormente ferito il territorio diocesano, aggiunge: “Non dobbiamo mai perdere una speranza che cammina con le gambe degli uomini e per la quale serve quindi sempre maggiore impegno”.
Sono oltre 200 le chiese inagibili sul territorio, dopo le scosse del 2016 e il forte maltempo che ha negativamente caratterizzato lo scorso inverno teramano, ma il vescovo guarda al bicchiere mezzo pieno: “Si è intervenuto su più di 50 chiese e alcune di queste sono anche agibili”.
Uno stato di emergenza che ha acuito la necessità, nel territorio diocesano, secondo mons. Seccia, di far rinascere le chiese locali, “soprattutto nei piccoli centri di montagna, dove ho potuto sperimentare con mano: se rinasce la chiesa, rinasce anche la comunità”. Un esempio che fa riferimento ad una Messa celebrata il 13 agosto scorso nella frazione Lame del comune di Cortino per la festa di S. Michele.
“Ero all’aperto, sotto il sole e al vento, ma c’era tanta gente. Tutte persone tornate per questa ricorrenza importante, anche se hanno dovuto adattarsi perché le loro case sono distrutte o inagibili”, dichiara mons. Seccia, che conclude: “Questi sono segni di speranza che non devono essere abbandonati ma coltivati”.